Proximity marketing nel retail: carpe diem consapevole

Proximity marketing nel retail: carpe diem consapevole

Come abbiamo anticipato qui sul blog, mercoledì 13 Aprile si è svolto l’evento “Proximity Marketing dal vivo: esperienze italiane” all’interno della Community Retail Club.

Ogni contatto diretto è anche l’occasione per ascoltare, imparare e confrontarsi seguendo angolazioni e punti di vista a volte anche molto diversi.

E grazie all’opportunità di Retail Club – coordinato da Paolo Pelloni e Carlo Borello e sponsorizzato da Gruppo SintesiMiriade era presente con la piattaforma di prossimità Ubiika, condividendo l’esperienza pratica con i presenti.

Proximity marketing nel retail

Come in ogni mercato – l’applicazione della tecnologia con beacon e la realizzazione del proximity marketing – richiede analisi, personalizzazione e visione d’insieme. Riassumiamo alcuni aspetti centrali emersi dall’evento e che possono essere utili per proseguire riflessioni e considerazioni.

1. Contesto

Anche all’interno del retail, i contesti e le realtà pratiche possono variare e anche molto. Se la tua società di retail è interessata al proximity marketing occorre, in primis, ragionare sul contesto specifico.

Ogni analisi, articolo di settore, e contenuto che può essere rintracciato anche facilmente online, non può tener conto del contesto specifico che, invece, è parte integrante della vita e dei processi di ogni azienda. Standardizzare non aiuterà a capire se il proximity marketing è adatto e in che modo.

Dove vorresti realizzare la prossimità? Come sono i locali? A chi vorresti rivolgerti? In che momenti?

2. Obiettivi

In assenza di orizzonte, qualunque strategia è destinata a deragliare, il proximity marketing non fa eccezione.
E’ necessario innestare la prossimità in una strategia legata a obiettivi precisi, concreti e delineati con chiarezza, in modo da poterne poi valutare i risultati effettivi al fine di identificare eventuali correttivi o variazioni.

Il marketing di prossimità non innesca alcunché di significativo con un uso sporadico della tecnologia con beacon (o di altre), bensì è necessario un approccio continuativo e metodico teso – appunto – verso un orizzonte.

In particolare rispetto alle opportunità di acquisire dati utili per le strategie complessive delle aziende, le prossimità necessitano di metodo, scelte consapevoli (per le analisi e le gestioni funzionali dei dati stessi) e obiettivi chiari al fine anche di fare adeguate scelte tecnologiche e strategiche.

3. Il cliente

Qualunque strategia di prossimità non può prescindere dal cliente: quale esperienza vuoi far vivere al tuo cliente (o potenziale tale)? Con quale potenziale coinvolgimento? In che modo e attraverso quali contenuti e immaginazioni?

In prossimità, il cliente non fruisce di contenuti, interazioni e informazioni con le stesse dinamiche già impostate da altre tecniche di marketing: occorre considerare luoghi, tempi, contenuti e interazioni non più – o non solo – in ottica commerciale in senso stretto quanto come esperienza complessiva proposta all’utente anche potenziale cliente.

Il cliente è prima di tutto una persona, con bisogni, aspettative, ed idee che entrano nel suo micromondo, nel vissuto in cui s’innestano anche le scelte di acquisto quanto di relazione.

4. Valore

Nel retail – come poi in ogni applicazione pratica delle tecnologie – il valore è il concreto metro di misura.

L’assenza di un valore per l’utente è la principale ragione per cui la stessa tecnologia non viene percepita positivamente anche in presenza di strumenti perfettamente funzionanti sul piano tecnico.

Il reale valore però è determinato da un insieme di fattori, è dunque necessario considerare l’esperienza proposta nell’insieme, in termini di strumenti quanto di contenuti, opportunità nonché approccio.

5. Flessibilità

Il marketing di prossimità si presta a personalizzazioni, adattamenti e virate anche creative.
Non soltanto nel definire la user experience quanto anche nelle scelte di soluzioni tecnologiche e strumenti.
La flessibilità è un vantaggio anche competitivo perché permette alle singole realtà di retail di uscire dalle standardizzazioni in un approccio al proximity marketing che tiene conto di tutti gli elementi sopra citati – contesto, obiettivi, valore e il cliente.

Carpe diem consapevole

Indubbiamente cogliere l’attimo è lo spartiacque tra l’esserci e il rimanere potenzialmente indietro o il dover, poi, rincorrere chi, nel frattempo, ha adattato tecnologie e strategie per la propria realtà e mercato.

Allo stesso tempo – in un momento storico in cui le opportunità digitali di prossimità non sono ancora entrate nelle abitudini nonché nelle routine dei consumatori – è necessario non dare nulla per scontato.

La prossimità implica una visione in parte differente da altre tecniche di marketing, nonché da altre esperienze di comunicazione.
Acquisire consapevolezze concrete, anche testando tecnologie e soluzioni, è un passo necessario per favorire l’ingresso nei processi aziendali di una visione complessiva coerente, e funzionale.

 

Photo credit Miriade spa dal live dell’evento

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