La penna “magica” al museo

La penna “magica” al museo

Immaginate di visitare un museo e di poterne portare via pezzetti dentro una penna ‘magica’. Follia? Per niente!

E’ già stato realizzato nel museo di design Cooper Hewitt, recentemente riaperto a New York.

La penna “magica’ è in realtà un dispositivo high-tech. Ogni visitatore ne può ricevere uno e raccogliere “oggetti virtuali” lungo il percorso nelle gallerie e creare disegni sui tavoli interattivi a disposizione. All’uscita la penna “magica” resta a Cooper Hewitt ma ciò che contiene viene messo a disposizione dell’utilizzatore al quale viene consegnato un biglietto con l’indirizzo online dove rintracciare le proprie creazioni e i contenuti inclusi.

La penna, insomma, è “magica” a modo suo, attraverso le tecnologie che permettono di condividere online ciò che è stato creato o salvato durante la visita al museo, ma è anche possibile nel tempo arricchire i propri contenuti durante successive visite.

Attraverso un apposito sensore, situato alle fine di ogni dispositivo, la penna è in grado di leggere le informazioni nelle etichette NFC incorporate negli oggetti presenti nel museo. Le informazioni vengono poi salvate nella memoria interna del dispositivo-penna per poter poi essere recuperati nei tavoli interattivi a disposizione dentro il museo.

La “magia’ comunque è sostenuta e rafforzata dagli enormi schermi ad alta definizione dei tavoli interattivi dentro i quali i visitatori possono recuperare gli oggetti salvati, cambiarli, trovare altri oggetti virtuali simili dentro il museo, rintracciare le informazioni collegate quanto tutto ciò che si può sapere sui processi di progettazione, sui materiali e sui progetti di design arrivando perfino a condividere video e lavorare a propri disegni. Tutto stando dentro il museo, tutto attraverso tecnologie che permettono interazioni e condivisioni in tempo reale.

La penna “magica” è anche un simbolo dell’approccio proposto dal museocome si spiega sul sito di Cooper Hewitt – che punta alle collaborazioni anche internazionali, e al proporre oggetti e progetti per stimolare creativi e progettisti a risolvere i problemi del mondo reale, non quelli della teoria. Ecco spiegate le ragioni del dispositivo a forma di penna, frutto di un progetto internazionale con progettazione industriale e la possibilità di amplificare e potenziare l’esperienza di visitare il museo combinando il potenziale del mondo ‘fisico’ con quello “digitale”.

D’altra parte che i musei nel 2015 possano trarre numerosi benefici da combinazioni anche diverse tra la presenza fisica e i potenziali del digitale, dell’online e delle tecnologie, è già un dato di fatto anche attraverso le esperienze con beancons di cui abbiamo raccontato anche qui sul blog.

La penna di Cooper Hewitt colma in divario tra la visita in loco, e il desiderio comune a tanti di portare con sé piccoli pezzi di ciò che si è visto e scoperto durante la visita stessa (non a caso si cerca spesso il modo per scattare qualche foto, sebbene in molti musei ci sono specifici divieti in proposito). La visita al museo diventa così un’esperienza che può non finire mai, che può essere arricchita, personalizzata, e attraverso le risorse recuperate online, può diventare nuova condivisione anche chi non poteva essere presente al museo.

Ci sono voluti tre anni affinché la ristrutturazione del Cooper Hewitt si concludesse, tempo che è stato speso anche per ridefinire il concetto stesso di museo di design e l’introduzione di una risorsa digical a collegare l’esperienza fisica col digitale è sembrata una soluzione al passo con le evoluzioni e le opportunità offerte dalle tecnologie stesse quanto per arricchire ciò che il museo è.

Il museo del futuro, così viene definito su The Atlantic in un lungo articolo di approfondimento del gennaio 2015 e, in effetti, chi ha già potuto usare il dispositivo-penna un po’ ci si è sentito, nel futuro.

Photo credit immagine in apertura dal sito di Cooper Hewitt.

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